In Cina e Asia - I BRICS, uniti nelle divergenze | China Files
I titoli di oggi:I BRICS, uniti nelle divergenzeHong Kong, sette anni agli organizzatori della veglia di Tiananmen, Wong si dichiara
I titoli di oggi: I BRICS, uniti nelle divergenze Hong Kong, sette anni agli organizzatori della veglia di Tiananmen, Wong si dichiara colpevole di collusione con l’estero Vertice Xi-Trump a rischio, Pechino minaccia di cancellare se Washington vende armi a Taiwan Corea del Sud, entrata in vigore legge rafforzata sullo spionaggio Pechino pianifica standard per l’IA incarnata Pechino lancia il piano quinquennale per la “grande potenza finanziaria” Pechino protesta per la visita di Hsiao in Italia, la Russia proietta un documentario anti-giapponese a Taipei Okinawa sceglie un governatore conservatore BRICS, pace in Asia Occidentale e “Dichiarazione di Nuova Delhi” Sabato, intervenendo al vertice del gruppo BRICS a Nuova Delhi, Xi Jinping ha esortato i paesi membri a svolgere il “ruolo che spetta loro” nel promuovere la pace in Asia Occidentale, invitando le principali economie emergenti a “schierarsi dalla parte giusta della storia”. Il leader cinese ha definito i BRICS la piattaforma di cooperazione più influente al mondo tra i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo. Secondo Xinhua, Xi ha sottolineato che i conflitti nella regione non rispondono agli interessi comuni della comunità internazionale. Il blocco BRICS cerca di accrescere il proprio profilo malgrado le divisioni interne riguardo al conflitto nel Golfo, in quanto conta tra i membri sia l’Iran che gli Emirati Arabi Uniti, alleati di Washington. Sabato i leader del gruppo hanno adottato una dichiarazione congiunta che chiede “massima moderazione” riguardo alla guerra che coinvolge l’Iran, invitando i leader a evitare azioni che potrebbero aggravare la situazione in Asia occidentale. La “Dichiarazione di Nuova Delhi” è stata adottata all’unanimità, dopo che in un precedente tentativo i ministri degli Esteri dei paesi membri non erano riusciti a produrre un testo collettivo. Il documento, diviso in 140 punti, ha ribadito l’opposizione alle misure coercitive, “incluse le sanzioni non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU”, oltre che rivendicare l’impegno assunto per la “risoluzione pacifica delle controversie internazionali attraverso il dialogo, la consultazione e la diplomazia”. A margine del vertice, il presidente cinese ha incontrato il primo ministro indiano Narendra Modi, con cui ha discusso di commercio, investimenti, disputa sui confini e normalizzazione dei rapporti bilaterali. Cina e India, ha affermato Xi, in quanto paesi più popolosi del mondo e membri chiave del Sud Globale, hanno “responsabilità significative” in un contesto internazionale segnato da “turbolenze e cambiamenti”. Xi ha invocato un mondo multipolare “equo e ordinato” e una globalizzazione economica vantaggiosa per tutti. Modi ha definito il mantenimento della pace lungo il confine un’azione essenziale per lo sviluppo delle relazioni tra i due paesi, chiedendo a entrambe le parti di rispettare gli accordi e le intese esistenti. Xi non tornava in India dall’ottobre 2019, quando intrattenne colloqui informali con Modi. Il suo primo viaggio nel paese da leader risale al 2014. Nel 2016 ha partecipato al vertice BRICS di Goa. Ma le divergenze di fondo restano intatte, come dimostra il riferimento del premier indiano alla strumentalizzazione dei materiali critici come arma geopolitica, velata critica contro le restrizioni cinesi sulle terre rare. Alla vigilia del summit, Modi ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin, con cui ha concordato di rafforzare i legami storici tra India e Russia. Putin ha sostenuto che i BRICS dovrebbero creare una nuova piattaforma per la crescita globale, svincolata dalle regole imposte dai paesi occidentali, accusati dal leader russo di adottare misure illegali per indebolire la competitività dei membri del gruppo. Le osservazioni di Putin fanno eco alle preoccupazioni espresse dai ministri delle Finanze e dai governatori delle banche centrali dei BRICS contro l’uso unilaterale di misure commerciali e finanziari, inclusi dazi e barriere non tariffarie, ritenute distorsive e incompatibili con le regole dell’OMC. Hong Kong, sette anni agli organizzatori della veglia di Tiananmen, Wong si dichiara colpevole di collusione con l’estero Due degli ultimi grandi processi per la sicurezza nazionale a Hong Kong si sono conclusi questa settimana con condanne pesanti. Chow Hang-tung, 41 anni, e Lee Cheuk-yan, 69 anni, entrambi leader della Hong Kong Alliance – l’organizzazione che per decenni aveva organizzato la veglia annuale per le vittime di Tiananmen – sono stati condannati rispettivamente a sette anni e tre mesi e sette anni per “incitamento alla sovversione”. L’Alliance si era sciolta nel 2021 sotto la pressione della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020, che ha di fatto messo fine alle veglie pubbliche in quello che era stato per decenni l’unico luogo sul suolo cinese dove commemorare il 4 giugno 1989. Nel frattempo, il 2 settembre il noto attivista Joshua Wong, 29 anni, ha dichiarato la propria colpevolezza davanti al tribunale per collusione con entità straniere – reato che prevede una pena massima dell’ergastolo ai sensi della stessa legge sulla sicurezza nazionale. Wong sta già scontando quattro anni e otto mesi per sovversione, condanna del 2024. Le nuove accuse riguardano attività di lobbying internazionale svolte tra luglio e novembre 2020 in Usa, Germania e Italia insieme all’attivista in esilio Nathan Law, inclusa la promozione dell’Hong Kong Human Rights and Democracy Act americano. Vertice Xi-Trump a rischio, Pechino minaccia di cancellare se Washington vende armi a Taiwan Secondo fonti familiari con i rapporti bilaterali citate dallo Straits Times, la Cina ha comunicato agli Usa l’intenzione di cancellare l’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump se Washington dovesse approvare nuove vendite di armi a Taiwan prima di allora, ribadendo che la questione taiwanese è una “linea rossa” insuperabile. Sul tavolo del vertice, tra gli altri dossier, un possibile accordo per ridurre i dazi su 30 miliardi di dollari di merci da ciascuna parte e la questione iraniana. Parallelamente, emergono tensioni sul piano economico. Il numero due della Cia Michael Ellis ha dichiarato in un raro discorso pubblico che le aziende cinesi nei settori AI, semiconduttori e biotecnologie sono “obiettivi legittimi” di raccolta di intelligence. Pechino ha risposto prontamente, con il ministero del Commercio che ha accusato Washington di “logica da gangter” e di aver “confuso competizione e sicurezza”, avvertendo di avere “ferma determinazione e mezzi abbondanti” per ritorsioni. Corea del Sud, entrata in vigore legge rafforzata sullo spionaggio È entrata in vigore domenica 13 settembre in Corea del Sud la revisione di una legge che estende la definizione di reato di spionaggio, finora limitata ad atti che coinvolgono la Corea del Nord, a tutti i paesi stranieri. La modifica colma una lacuna normativa che per anni ha reso più difficile perseguire i casi di spionaggio tecnologico e industriale condotti da soggetti diversi da Pyongyang, costringendo i procuratori a ricorrere ad altre disposizioni relative alla protezione delle tecnologie industriali e dei segreti commerciali. L’Assemblea nazionale, il parlamento monocamerale di Seoul, ha approvato la revisione del Codice Penale lo scorso 26 febbraio, introducendo una nuova fattispecie di reato per chi svolge attività di spionaggio a favore di un Paese straniero o di un’organizzazione equivalente, con una pena minima di tre anni di reclusione. L’emendamento è stato promulgato il 12 marzo ed è entrato in vigore dopo un periodo transitorio di sei mesi. La riforma arriva dopo diversi casi di alto profilo legati alla sottrazione di tecnologie strategiche. Uno dei più eclatanti è culminato con l’incriminazione di cinque ex dipendenti di Samsung Electronics, accusati di aver trasferito tecnologie chiave per i chip di memoria DRAM al produttore cinese CXMT. La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning è stata interpellata sulla possibilità che la legge, che non indica esplicitamente nessun paese, potesse essere interpretata come un provvedimento mirato contro Pechino: Mao ha ribadito che le imprese cinesi sono tenute a svolgere la cooperazione internazionale nel rispetto delle leggi e delle norme internazionali. Pechino pianifica standard per l’IA “embodied” La National Data Administration (NDA), ufficio nazionale cinese istituito nell’ottobre 2023 e gestito dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC), sta elaborando nuovi standard per l’intelligenza artificiale incarnata (embodied AI), una tecnologia che unisce i sistemi IA a corpi fisici come robot umanoidi, veicoli autonomi o dispositivi intelligenti, permettendo loro di percepire, apprendere o agire direttamente nel mondo reale. Se i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), come quelli alla base dei chatbot, possono essere addestrati su enormi quantità di dati estratti da Internet, l’IA incarnata ha bisogno di dataset accuratamente selezionati, capaci di catturare le leggi fisiche del mondo reale, la consapevolezza spaziale e i movimenti umani. L’iniziativa della NDA punta a sviluppare standard formali che regolamentino le modalità di raccolta, etichettatura, archiviazione e condivisione di questi dati, al contempo rafforzando le linee guida di pianificazione per le autorità provinciali e municipali e offrendo supporto alle aziende che aumentano gli investimenti in questo settore. L’iniziativa si inserisce in quadro normativo già in costruzione. Il ministero dell’Industria e dell’Information Technology cinese ha istituito un comitato nazionale per la standardizzazione della robotica umanoide, che lo scorso 28 febbraio ha pubblicato il primo quadro normativo nazionale dedicato al settore. Dal 1° giugno, inoltre, è entrato in vigore uno standard di riferimento per l’IA “embodied”, destinato a offrire criteri comuni per valutare i propri sistemi. Secondo quanto riferito, le aziende del settore stanno sviluppando oltre un milione di ore di dataset, proprietari o open source, specificamente destinati ai sistemi di IA incarnata. Standard uniformi per i dati potrebbero ridurre i costi di sviluppo e le barriere d’ingresso per le imprese più piccole, che non dispongono delle risorse necessarie per creare da zero enormi dataset proprietari. Le nuove regole della NDA puntano ad accelerare l’adozione della tecnologia, in un contesto che vede Pechino considerare i robot umanoidi una priorità industriale e puntare a ottenere progressi significativi nella loro commercializzazione entro la fine del 2026. Ciononostante, il partito-Stato è consapevole che i vantaggi dell’IA sono accompagnati da potenziali rischi. In un commento sulla principale rivista di cybersecurity cinese, il ministro della Sicurezza dello Stato Chen Yixin definisce l’IA “una nuova arena di rivalità strategica tra le grandi potenze” che potrebbe esercitare un impatto sistemico sulla sicurezza ideologica, incluso il rischio di essere “sfruttata da forze ostili” per generare voci e produrre informazioni dannose su larga scala. Pechino lancia il piano quinquennale per la “grande potenza finanziaria” La Banca popolare cinese ha presentato il piano strategico per il settore finanziario nell’ambito del 15° Piano quinquennale (2026-2030), con l’obiettivo dichiarato di costruire una “grande potenza finanziaria” più efficiente, resiliente e competitiva a livello globale. Tra le misure principali: un orientamento più basato sui tassi di interesse rispetto agli obiettivi quantitativi tradizionali, un rafforzamento della trasmissione dei tassi al mercato e una maggiore apertura finanziaria internazionale con espansione dell’uso dello yuan. Il piano punta a servire settori emergenti come l’IA attraverso meccanismi di mercato dei capitali più flessibili, mentre rafforza la resilienza in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e protezionismo. Parallelamente, la SASAC – l’ente che supervisiona le imprese statali cinesi – ha pubblicato sabato nuove linee guida per ottimizzare gli investimenti all’estero delle grandi aziende di stato, invitandole ad approfondire la cooperazione internazionale in tecnologia, attrezzature e standard, e ad allineare l’espansione estera al quadro di apertura più ampio di Pechino. La SASAC ha anche richiamato il rafforzamento della leadership del Partito Comunista nelle imprese statali e misure anticorruzione più rigorose. L’ente ha inoltre chiesto alle aziende di intensificare le ispezioni di sicurezza dopo un incendio mortale avvenuto questa settimana su una nave da carico straniera nei cantieri navali di Beihai a Qingdao, che ha causato 25 vittime. Russia proietta un documentario anti-giapponese a Taipei, Pechino protesta per la visita di Hsiao in Italia Pechino ha presentato proteste formali a Italia e Unione Europea per la visita della numero due di Taiwan, Hsiao Bi-khim, all’isola di Ventotene per la Second European Conference for Freedom and Democracy, a cui ha partecipato anche il ministro degli Esteri taiwanese Lin Chia-lung. La vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno ha confermato che la presenza di Hsiao era stata mantenuta riservata fino all’arrivo “per proteggere la sua partecipazione”, aggiungendo che “nessuno può determinare chi può essere ospitato sul suolo europeo”. Pechino ha definito la visita “spregevole e futile” e ha ribadito che qualsiasi interazione ufficiale tra Taiwan e paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina viola il principio della “una sola Cina”. Le pressioni della Repubblica popolare non hanno compromesso lo svolgimento dell’evento ma hanno indotto la Commissione Ue a prendere le distanze, suscitando non poche polemiche. L’ufficio di rappresentanza russo a Taipei ha organizzato una proiezione a porte chiuse del documentario sovietico del 1945 “La sconfitta del Giappone militarista” per una ventina di accademici, giornalisti e uomini d’affari taiwanesi. Il governo di Taipei ritiene che la proiezione faccia parte di uno sforzo coordinato tra Mosca e Pechino per diffondere a Taiwan la narrativa cinese sul “nuovo militarismo” giapponese, in un momento in cui le relazioni sino-giapponesi sono in crisi per le dichiarazioni della premier Takaichi sulla difesa di Taiwan. Il Consiglio di sicurezza nazionale taiwanese ha dichiarato di monitorare “da vicino” la cooperazione russo-cinese nella cosiddetta “guerra cognitiva”. Le autorità di sicurezza taiwanese hanno affermato che la Russia offra a Pechino un canale meno soggetto a scrutinio legale rispetto alle attività dirette di funzionari cinesi, regolate dalla Legge Anti-Infiltrazione del 2019. Il ministero degli Esteri russo non ha risposto alle richieste di commento; quello cinese ha detto di non essere a conoscenza della proiezione, aggiungendo che “sostenere una corretta visione storica della Seconda guerra mondiale è responsabilità condivisa della comunità internazionale”. Okinawa sceglie un governatore conservatore Quando entrerà in carica alla fine di questo mese, Genta Koja, il vicesindaco di Naha, sarà il più giovane governatore nella storia della prefettura di Okinawa, l’arcipelago di isole subtropicali nel Giappone meridionale a 600 chilometri da Taiwan. La NHK, l’emittente pubblica giapponese, basandosi sui dati degli exit poll, ha affermato che domenica Koja ha ottenuto circa il 60% dei voti, contro il 40% circa dello sfidante, il progressista Tamaki, figlio di madre giapponese e di un marine statunitense, che godeva dell’appoggio dei partiti di sinistra. La prevista vittoria di Koja rappresenterebbe un duro colpo per il movimento pacifista di Okinawa, che da anni si oppone alla presenza militare americana sull’isola. Okinawa, con una popolazione di 1,5 milioni di abitanti, ospita il 70% delle basi americane nell’arcipelago, pur rappresentando solo lo 0,6% della superficie terrestre del paese. Il New York Times attribuisce il ripensamento dell’elettorato all’aumento delle tensioni militari nella regione – in particolare nello stretto di Taiwan – ma anche all’agenda di Koja, più orientata verso gli stimoli economici e le richieste dei giovani. 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