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Cina-Usa, concordato meccanismo sull'AI Malaysia, arresti domiciliari concessi all’ex premier condannato per corruzion
I titolo di oggi: Cina-Usa, concordato meccanismo sull’AI Malaysia, arresti domiciliari concessi all’ex premier condannato per corruzione Usa, varata legge contro import energetico dalla Russia di India e Cina Crisi di Hormuz, cresce l’industria cantieristica cinese Corea del Sud, Lee rifiuta di inviare truppe a Hormuz Danimarca, accordo sulla Groenlandia alla vigilia del vertice Trump-Xi Taiwan-Filippine, nuove iniziative diplomatiche e dialogo con la Cina Cina e Stati Uniti hanno discusso la possibilità di istituire un nuovo dialogo sull’intelligenza artificiale, che riguarderà in particolare le questioni di sicurezza nazionale grazie alla creazione di un sistema di notifica per obiettivi e minacce comuni. Lo ha annunciato il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, al termine dei colloqui avuti ieri a New York con il vicepremier cinese He Lifeng e Li Chenggang, promosso ieri a capo negoziatore della Repubblica popolare cinese. L’agenzia di stampa Xinhua ha definito gli “scambi franchi, approfonditi e costruttivi”, sebbene non abbia citato l’IA, limitandosi a ristringere il perimetro delle consultazioni a “questioni economiche e commerciali chiave”, come la preannunciata riduzione delle tariffe applicate ai prodotti non strategici nell’ambito del nuovo Board of Trade. Non sembrano, tuttavia, esserci novità sui dossier più spinosi. Secondo il segretario al Commercio Jemieson Geer, che ha preso parte all’incontro, il meccanismo di controllo dell’IA non riguarderà le restrizioni sull’export di tecnologia americana, né le due parti hanno lasciato intendere che i colloqui abbiano interessato le forniture di terre rare, ancora sottoposte da Pechino a rigidi controlli. Gli annunci sembrano ridimensionare ulteriormente le aspettative – già piuttosto basse – nei confronti dell’imminente visita di Xi Jinping, atteso a Washington mercoledì. Un risultato soddisfacente per entrambe le parti potrebbe consistere nel prolungamento della tregua concordata da Xi e Trump lo scorso anno a Busan. Malaysia, arresti domiciliari concessi all’ex premier condannato per corruzione Venerdì l’ex primo ministro della Malaysia, Najib Razak, condannato per aver sottratto milioni di dollari a un fondo pubblico, ha ottenuto una grazia condizionale che gli consentirà di scontare il resto della pena agli arresti domiciliari nella sua residenza di lusso. L’ex premier era stato rimosso dall’incarico e condannato per corruzione nel 2020, in seguito allo scandalo legato alla sottrazione di fondi dal fondo sovrano multimiliardario “1 Malaysia Development Berhad” (1MDB), istituito durante il suo mandato. Il caso aveva dato origine a procedimenti legali anche negli Stati Uniti, visto il coinvolgimento della banca d’affari Goldman Sachs. Najib chiedeva da oltre due anni di poter scontare il resto della pena presso la propria abitazione, ma i tribunali avevano stabilito che la normativa malese non prevede un meccanismo per gli arresti domiciliari. La decisione di venerdì è stata presa dal sovrano malese, il re Sultan Ibrahim Iskandar, che detiene il potere unilaterale di concedere grazie e commutazioni della pena. Najib potrà scontare il resto della pena presso la sua residenza a condizione che paghi una multa di 50 milioni di ringgit (circa 12,2 milioni di dollari). La decisione presa dal sovrano, miliardario e tra gli uomini più ricchi del paese, nell’ambito di un caso di corruzione di alto profilo, ha alimentato la convinzione diffusa tra i malesi che i membri delle élite politiche del paese godano di un trattamento di favore. A rafforzare quest’impressione si aggiunge il fondo di solidarietà lanciato dall’United Malays National Organisation (UMNO), il partito nazionalista che ha dominato la politica malese per sessant’anni, con l’obiettivo dichiarato di “alleviare il peso” del pagamento della multa per Najib. Secondo gli analisti, la grazia potrebbe accrescere la disillusione nei confronti dell’attuale primo ministro, Anwar Ibrahim, che aveva assunto l’incarico promettendo di combattere la corruzione, ma è stato accusato dai suoi critici di essere sceso a troppi compromessi, inclusa l’alleanza con il partito di Najib. Usa, varata legge contro import energetico dalla Russia di India e Cina Venerdì Donald Trump ha firmato una nuova legge che prende di mira i principali acquirenti di energia russa, inasprisce le restrizioni sui settori energetico e della difesa di Mosca e introduce ulteriori misure contro l’Iran. Il provvedimento era stato sostenuto in origine dal senatore repubblicato Lindsey Graham, deceduto lo scorso luglio, e conferisce a Trump l’autorità di imporre dazi fino al 100% sui cinque maggiori acquirenti di petrolio e gas naturale russi. Sebbene non vengano nominati esplicitamente i paesi che potrebbero essere soggetti a sanzioni, si prevede che le disposizioni colpiscano principalmente India e Cina. Il disegno di legge era stato già approvato dal Senato il mese scorso, con una schiacciante maggioranza di 86 voti favorevoli e 11 contrari. Mercoledì, alla Camera dei Rappresentanti, hanno votato a favore 262 deputati, mentre 159 contro. Giovedì sono arrivate le critiche da Pechino, che ha affermato di condurre la cooperazione economica e commerciale con gli altri paesi “sulla base dell’uguaglianza e del mutuo vantaggio”. Il disegno di legge aggiunge un ulteriore potenziale punto di attrito tra Pechino e Washington. Ieri il Segretario del Tesoro Usa Scott Bessent e il vice primo ministro cinese He Lifeng hanno preso parte a un incontro preparatorio a New York in vista della visita di stato di Xi Jinping negli Stati Uniti, prevista per il 24 settembre. Si prevede che i colloqui vertano su intelligenza artificiale, dazi e terre rare. Nelle brevi dichiarazioni rilasciate ai giornalisti, Bessent ha affermato che i colloqui contribuiscono a gettare le basi “affinché il presidente Trump possa promuovere gli interessi economici dell’America e ottenere risultati concreti per il popolo americano”. Crisi di Hormuz, cresce l’industria cantieristica cinese Come conseguenza della guerra in Iran guidata dagli Stati Uniti, l’industria cantieristica cinese è in forte espansione. Secondo i dati pubblicati dalla China Association of the National Shipbuilding Industry, nel primo semestre del 2026 gli ordini navali hanno raggiunto un totale di 121,06 milioni di tonnellate di portata lorda (DWT), un volume 2,7 volte superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La quota di mercato globale della cantieristica cinese ha raggiunto l’82%, in aumento di 14 punti percentuali rispetto al 2025. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha impedito ad alcune navi di lasciare il Golfo Persico, mentre i paesi asiatici fortemente dipendenti dal petrolio mediorientale hanno aumentato gli ordini di petroliere e grandi imbarcazioni presso i cantieri cinesi: a fine agosto la China State Shipbuilding Corp., leader mondiale del settore, ha fatto sapere che i nuovi ordini ricevuti nel primo semestre ammontavano a 22,45 milioni di tonnellate di portata lorda, più del doppio rispetto al livello dell’anno precedente. Gli ordini ricevuti dalla concorrente privata Hengli Heavy Industries per il periodo gennaio-giugno sono stati 207, a fronte dei 115 per l’intero 2025. È aumentata anche la domanda per altre tipologie di navi, come quelle per il trasporto di gas e le navi portarinfuse (bulk carrier). La cantieristica statunitense, un tempo leader mondiale, ha progressivamente perso terreno competitivo a favore di Cina, Giappone e Corea del Sud. Corea del Sud, Lee rifiuta di inviare truppe a Hormuz Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha escluso categoricamente il dispiegamento di truppe o mezzi militari nello Stretto di Hormuz, nonostante le pressioni di Trump, che ha già cancellato le esercitazioni militari congiunte con Seul citando il rifiuto sudcoreano di sostenere la guerra contro l’Iran. “Non ci sarà coinvolgimento o intervento nel conflitto”, ha dichiarato Lee in una conferenza stampa d’emergenza il 18 settembre, aggiungendo che Seoul sta valutando come espandere le operazioni dell’unità navale già presente nella zona per contribuire alla sicurezza della navigazione senza entrare nel conflitto. Il ministro degli Esteri Cho Hyun ha poi incontrato Rubio a Washington il 18 settembre, spiegando la disponibilità di Seoul a contribuire “in modo sostanziale” alla libertà di navigazione senza però fornire dettagli. Rubio ha sottolineato l’importanza di eseguire rapidamente gli investimenti da 350 miliardi di dollari promessi nell’accordo commerciale del 2025, ancora in attesa di finalizzazione per questioni procedurali e di commerciabilità, con Lee che ha ammesso “notti insonni” per le trattative. Lee sta affrontando una crisi di consensi senza precedenti, con gli indici di approvazione crollati al 37% dal picco del 67% di inizio anno, per il malcontento economico sui prezzi degli immobili a Seul e la disoccupazione giovanile, e per la gestione della pressione americana. Il rimpasto di governo di settimane fa, con la sostituzione dei ministri delle Finanze, della Difesa e della Giustizia, non ha fermato l’emorragia. Analisti avvertono che Lee rischia uno status di “anatra zoppa precoce” se non inverte la tendenza, in un contesto in cui il legame con Washington, che staziona 28.500 soldati in Corea del Sud, è sotto pressione su più fronti contemporaneamente. Danimarca, accordo sulla Groenlandia alla vigilia del vertice Trump-Xi A pochi giorni dalla visita di stato di Xi Jinping a Washington, Trump ha annunciato su Truth Social un accordo con Danimarca e Groenlandia che garantisce agli Usa “controllo permanente sulla sicurezza e su tutte le altre esigenze” dell’isola artica, definendolo un accordo “di vita infinita”. L’intesa vieta espressamente qualsiasi base, presenza militare o investimento sensibile da parte di avversari Usa senza approvazione scritta americana, con meccanismi di screening mirati esplicitamente a Cina e Russia, secondo un funzionario del Dipartimento di Stato. Analisti cinesi interpretano il tempismo come una doppia mossa, intesa a rafforzare la posizione negoziale americana al vertice con Xi e ad alzare i consensi interni in vita delle elezioni di midterm a novembre. Wang Yiwei della Renmin University ha tracciato un parallelo con le ambizioni americane sul Canale di Panama, definendo il pretesto della minaccia cinese in Groenlandia poco credibile, dato che i tentativi di investimento cinesi nell’isola sono tutti falliti nell’arco dell’ultimo decennio per ragioni economiche e di opposizione danese e americana. Wang Yong della Peking University ha avvertito che l’accordo non affosserà il vertice ma “avrà certamente un impatto negativo sulla fiducia strategica” tra le due potenze. Taiwan-Filippine, nuove iniziative diplomatiche e dialogo con la Cina Il ministro degli Esteri taiwanese Lin Chia-lung ha confermato che è “in corso” l’apertura di un ufficio di rappresentanza a Cebu, nel centro delle Filippine, che servirà viaggiatori e uomini d’affari e contribuirà a costruire un “corridoio economico Taiwan-Filippine”. Sarebbe il secondo ufficio dopo quello già presente a Manila. In parallelo, la guardia costiera taiwanese ha confermato la donazione di una nave pattuglia dismessa da 500 tonnellate alle Filippine, prima trasferimento di questo tipo a un paese senza relazioni diplomatiche formali con Taipei, che finora aveva effettuato donazioni analoghe solo alle Isole Marshall, Palau e Tuvalu. La guardia costiera taiwanese prevede inoltre una prima missione alle Filippine nell’ottobre 2027. Sul fronte delle relazioni con la Cina, il ministro del Lavoro taiwanese Hung Sun-han è atteso domenica a Nanchino per un incontro ministeriale dell’Apec sull’occupazione e l’intelligenza artificiale, diventando il primo funzionario di livello ministeriale del governo Lai a mettere piede in Cina continentale. Gli analisti sottolineano come l’arrivo di Hung si tenga a pochi giorni dal vertici Xi-Trump, ma che proprio il format Apec (un incontro multilaterale, e non un faccia-a-faccia diretto con Pechino) offra a entrambe le parti una cornice gestibile per evitare incidenti diplomatici prima del summit tra i due presidenti. Potrebbe interessarti anche: La Cina combatte, il resto dell’Asia negozia In Cina e Asia – Xi atteso a Mosca per celebrare la vittoria sovietica sul nazismo In Cina e Asia – Censura e sorveglianza globale: le Big Tech Usa dietro la Cina In Cina e Asia – Dazi Usa sull’Iran, a rischio la tregua commerciale con Pechino