← Blog

Il prezzo del resort di Trump in Vietnam | China Files

Il golf e la terra degli antenati: il mega progetto del presidente americano e le comunità colpite sul territorio vietnamita. Articolo pubblicato originariamente su Gariwo

Il golf e la terra degli antenati: il mega progetto del presidente americano e le comunità colpite sul territorio vietnamita. Articolo pubblicato originariamente su Gariwo Un campo da golf al posto dei frutteti. Hotel a cinque stelle dove oggi si coltivano banane e longan. Ville di lusso e residenze private su una terra resa fertile dai sedimenti del Fiume Rosso. Il nuovo volto promesso alla provincia vietnamita di Hưng Yên porta il marchio di Donald Trump e un prezzo stimato di 1,5 miliardi di dollari. Ma a pagare il conto sono soprattutto le migliaia di famiglie chiamate a lasciare i terreni che garantiscono loro un reddito e custodiscono le tombe degli antenati. Hưng Yên si trova nel Vietnam settentrionale, a poche decine di chilometri da Hanoi. Il Trump International Hưng Yên, inizialmente progettato su 990 ettari e poi ridimensionato a 888,5, comprende 54 buche da golf, alberghi, ville, quartieri residenziali e spazi commerciali. La Trump Organization presta il nome e dovrebbe gestire il complesso, ma non finanzia l’intero investimento né stabilisce gli indennizzi. Il promotore è una società controllata dal gruppo vietnamita Kinh Bắc City. La famiglia del presidente ne ricava comunque un beneficio: nella dichiarazione finanziaria di Trump compaiono 5 milioni di dollari legati alla licenza, mentre i termini complessivi dell’accordo non sono pubblici. L’investimento è stato approvato nel maggio 2025 e presentato durante una cerimonia alla quale parteciparono Eric Trump e l’allora primo ministro Phạm Minh Chính. Il capo del governo promise compensazioni eque e spiegò che la visita del figlio del presidente aveva dato ulteriore impulso all’operazione. Un’accelerazione tutt’altro che irrilevante: durante il cosiddetto “Liberation Day” di poche settimane prima la Casa Bianca aveva minacciato sulle merci vietnamite dazi del 46 per cento, tra i più alti annunciati contro un partner degli Stati Uniti. Per Hanoi il mercato americano è indispensabile. Il Vietnam è stato tra i maggiori beneficiari della strategia China Plus One, con cui multinazionali come Samsung e Apple hanno trasferito fuori dalla Cina parte della produzione. Quel successo è anche una vulnerabilità: Washington sospetta che alcune merci cinesi vengano riesportate dal Vietnam per aggirare le tariffe. Nel luglio 2025 gli Stati Uniti hanno infine fissato un dazio del 20 per cento sulla maggior parte dei prodotti vietnamiti e del 40 per cento su quelli considerati frutto di transhipment. È in questa cornice che il resort assume una dimensione che va oltre l’immobiliare. Le autorità vietnamite lo hanno presentato come simbolo del rafforzamento dei rapporti con Washington. Il via libera è arrivato mentre i negoziatori cercavano concessioni sui dazi. Non esiste una prova pubblica di uno scambio esplicito tra progetto e riduzione delle tariffe. Ma la sovrapposizione tra gli interessi privati della famiglia Trump e i poteri pubblici del presidente degli Stati Uniti crea un conflitto d’interessi almeno apparente, difficile da liquidare come semplice coincidenza. Sul terreno, la geopolitica assume la forma concreta degli avvisi di recupero delle terre. In Vietnam il suolo appartiene formalmente all’intero popolo ed è amministrato dallo Stato. Le famiglie dispongono di diritti d’uso a lungo termine, ma le autorità possono revocarli per progetti autorizzati dietro compensazione. Gli agricoltori non stanno dunque vendendo liberamente al miglior offerente: si trovano davanti a un prezzo stabilito nell’ambito di una procedura pubblica e hanno margini di trattativa molto limitati. Reuters ha documentato offerte comprese tra 12 e 30 dollari al metro quadrato, più pagamenti per alberi e coltivazioni e, in alcuni casi, riso per periodi da due a dodici mesi. A una coltivatrice con 200 metri quadrati erano stati prospettati circa 3.200 dollari, meno di un salario medio annuo. Le cifre variano, ma per chi vive di agricoltura un pagamento una tantum non sostituisce il reddito prodotto per anni da un frutteto. C’è poi una perdita che non si misura in metri quadrati. Nei campi di Châu Ninh sorgono le tombe degli antenati, luoghi che legano le famiglie alla terra e alla propria storia. Il Financial Times ha documentato lapidi abbattute, altari smontati e tombe contrassegnate con una X dopo la rimozione dei resti. Un uomo ha ricevuto 2.600 dollari per spostare le tombe del figlio e dei genitori. Le proteste e le petizioni hanno rallentato il recupero delle aree. Lo scorso autunno, soltanto 145 delle circa 4 mila famiglie coinvolte avevano aderito alla prima tornata di pagamenti. Il dissenso ha spinto le autorità ad alzare la pressione. A giugno, il passaggio alla coercizione è diventato visibile. La provincia ha assegnato al promotore altri 80,6 ettari, in gran parte destinati al golf. Pochi giorni dopo, l’amministrazione di Châu Ninh ha recuperato con la forza i terreni di due famiglie che non avevano accettato il pagamento. Non si tratta ancora di uno sgombero generalizzato. È, però, la dimostrazione che il rifiuto dell’indennizzo non garantisce la possibilità di restare. Il resort si inserisce in una strategia molto più ampia, quella “diplomazia del bambù” con cui Hanoi prova a rafforzare contemporaneamente i rapporti con potenze rivali, senza legarsi in modo esclusivo a nessuna. L’adesione del Vietnam come membro fondatore al Board of Peace promosso da Trump, con la partecipazione di Tô Lâm alla riunione inaugurale di Washington, è stata una delle manifestazioni più evidenti di questa linea. Pur presentato come uno strumento per la ricostruzione di Gaza, il Board offre infatti ad Hanoi anche un canale politico diretto con la Casa Bianca, proprio mentre restano aperti i dossier sui dazi, sull’accesso alle tecnologie avanzate e sugli investimenti americani. Ma il Vietnam non guarda soltanto a Washington. Nei giorni scorsi, Tô Lâm ha incontrato Vladimir Putin a Mosca, rilanciando la storica cooperazione con la Russia nei settori dell’energia, della difesa e del petrolio, compreso un accordo per valutare la creazione di riserve strategiche di carburante in Vietnam. Subito dopo si è recato in Francia per colloqui con Emmanuel Macron e per partecipare al vertice internazionale sullo spazio, con infrastrutture ferroviarie, aeroporti, tecnologia ed energia al centro dell’agenda. Sono inoltre previste nuove tappe negli Stati Uniti, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e in Canada, mentre prosegue il dialogo con l’Unione europea. A tutto questo si aggiungono i legami con Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e gli altri Paesi dell’Asean. Più che una scelta di campo, il resort Trump è dunque una tessera della strategia con cui il Vietnam cerca di moltiplicare le proprie opzioni e proteggersi dall’instabilità internazionale, coltivando rapporti personali e interessi economici con tutti i principali centri di potere. Le famiglie di Hưng Yên si trovano sul lato meno vantaggioso di questa strategia. Le autorità promettono posti di lavoro e sviluppo. Gli agricoltori vedono invece scomparire un reddito e un legame con la terra che nessun corso di riqualificazione può ricreare. Il progetto deve andare avanti, anche con il recupero forzato dei terreni. Resta meno chiaro chi proteggerà le famiglie quando gli indennizzi finiranno e il loro paesaggio sarà diventato una destinazione per ospiti facoltosi. Di Lorenzo Lamperti [Pubblicato su Gariwo] Lorenzo LampertiClasse 1984, giornalista. Direttore editoriale di China Files, cura la produzione dei mini e-book mensili tematici e la rassegna periodica “Go East” sulle relazioni Italia-Cina-Asia orientale. Responsabile del coordinamento editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate, tra cui La Stampa, Il Manifesto, Affaritaliani, Eastwest. Collabora anche con ISPI. Cura la rassegna “Pillole asiatiche” sulla geopolitica asiatica. Potrebbe interessarti anche: L’impatto dei dazi di Trump su Cina e Asia La Cina combatte, il resto dell’Asia negozia In Cina e Asia – Economia e stabilità interna, l’agenda dei leader cinesi prima dell’Anp Energia, difesa e rassicurazioni: perché Putin è stato in Vietnam